Era l’anno ‘69, uno prima dei mondiali, Jannacci cantava “Messico e nuvole”, la Nazionale andava a provare l’altura. E poi venne l’anno di Italia-Germania 4 a 3. Vicecampioni del mondo, battuti solo dal Brasile di Pelè. Che notti quel 1970! Qui sono a casa dei miei nonni materni e mio zio, Giuseppe Podda, corrispondente de L’Unità dalla Sardegna,  mi fa una foto con Gigi Riva che, dalle pagine del Guerin Sportivo, con un formidabile colpo di testa infilza la porta rasoterra. Rombo di tuono ci ha lasciato, ma resta indimenticabile e affiorano  i ricordi che mi portano indietro di oltre mezzo secolo. A due passi da casa c’è il “Due Palme”, cinema della Manifattura Tabacchi. Cagliari, quartiere Marina, strade che scivolano verso il porto. Via dei Pisani , dove abito, è parallela a Via Roma. Viale Regina Margherita, la strada del “Due Palme”, s’affaccia al mare. Per uno nato negli anni cinquanta, quei due passi da casa al cinema, già a metà dei sessanta, dissolvono la vita nel sogno. Ma fanno anche da prima scuola ( che s’affianca alle elementari intitolate a Sebastiano Satta), con intrecci d’ogni tipo, avventura e commedia, western e comicità. M’affascina “Il Gattopardo” , però – confesso – alla scena del ballo m’arrendo, bandiera bianca. Non ho calcolato bene i tempi. Alla radio c’è un appuntamento con il calcio, si parla del Cagliari. Non ho ancora 15 anni. Non c’è partita. Visconti è sconfitto dai Rossoblù. Abbandono Burt Lancaster e Claudia Cardinale, nella sala delle danze, e mi butto nelle gesta di Gigi Riva. Un altro mondo, un altro sogno. Ma è sempre grande spettacolo, danza, armonia, scena per attori di talento che subito c’incantano e poi riaffiorano nell’album dei ricordi senza tempo.

Condividi:

Facebook
X
LinkedIn
WhatsApp
Telegram

Lascia un commento

Cerca

Post Recenti

Post correlati

Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy: