In fondo lo straniamento brechtiano è come il distanziamento pandemico. Nel senso di guardare, meglio di vedere le cose da una “giusta distanza”, che poi è il titolo di un bel film, diretto nel 2014 da Carlo Mazzacurati. Racconta dell’ampio spazio che ci dev’essere tra un giornalista e i fatti, perché questi vengano illustrati senza coinvolgimenti, potremmo dire senza conflitto d’interessi. Chi si apposta lontano ha un campo visivo maggiore ed è quindi in condizioni di vedere meglio, con più elementi, la cronaca, la pandemia, la storia. Può confrontare le “fonti” ed essere più vicino alla realtà. Che secondo Pirandello e Antonioni non esiste, sarebbe assurdo che riuscissimo ad asservare un fatto oggettivo, ma ci possiamo sempre più approssimare.Nessuno di noi riuscirà ad essere Piera Degli Esposti o Carmelo ene, ma se lo facciamo in tanti la nostra distanza dalla guerra, la capacità di controllo, aumenterà, sarà in grado di allontanare quell’immagine che vedete nella foto.
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Attilio Gatto
Nato il 17 ottobre 1955. Giornalista, ha lavorato per l’Unità, Paese Sera e alla sede Rai per la Sardegna. Si è laureato in lettere all’Università di Cagliari, con una tesi in storia del teatro.
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