Questo racconto è un estratto del mio libro “Le bizzarre avventure di Schuberth”
Schuberth e il suo caro amico, marchesino Fofollo, vanno a Capri. Si fermano in piazzetta, sedendosi ad un tavolo centrale, panoramico. Che bellezza! Ma è un’estate torrida. Un caldo insopportabile. Il marchesino ha un’idea geniale, fissa Schubert e lo rassicura:”Ci penso io”. “Battista!”, chiama il cameriere, “due tè freddi. Mi raccomando, alla tua maniera.” Un sorriso furbo, appena accennato, colora il viso di Battista, che si ritira in buon ordine dicendo:”Signor Schuberth, signor marchesino Fofollo, sarete serviti.” Schuberth è disperato, gronda sudore da tutti i pori. Pensa:”Che mi può fare un tè?” Fofollo invece è di buonumore, la solita gioia dei marchesini. Arriva Battista, con due bicchieri colmi di un liquido ambrato, ravvivati dal ghiaccio tritato. Fofollo è in solluchero:”Bevi, mio carissimo Schuberth”. Schubert beve, seguito dal marchesino, e tutti e due si sentono al settimo cielo. Ristorati da una bevanda degli Dei. “Grazie Fofollo”, fa Schuberth, “mi hai cambiato la giornata.” È allora che piove e grandina e la piazzetta di Capri diviene simile al tè col ghiaccio tritato. Bagnati come pulcini, Schuberth e Fofollo, il marchesino, sperimentano in sequenza le intemperanze dei cambiamenti climatici. Battista non è bastato. “Greta, Greta”, urla un delirante Schuberth, ma è tutto inutile: Greta Thumberg è lontana, non può sentire. assaporano una vista stupenda su Cagliari. Il vento ora è una brezza leggera, che carezza Schuberth e Fofollo. Ma ecco che rinforza di nuovo. I due sono terrorizzati. E infatti il maestrale se li prende per la seconda volta. Volano, volano, oltrepassano il bastione. Per settimane fanno perdere le loro tracce. Alla fine li trovano a Napoli, mentre mangiano pizza con friarielli.



